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LA STORIA DELLA DANZA DEI FIORI DI BACH IN ITALIA

In una fase passata dalla mia vita, la cosa più importante è stata la medicina naturale: la possibilità di curare l’uomo in una prospettiva olistica. In questo modo pensavo di essermi realizzata, ma avevo evidentemente un altro compito nella mia vita. Il compito di comunicare attraverso la danza, insegnando ad altri quello che ho potuto apprendere, per permettere loro di trasmetterlo a loro volta ad altre persone.

 

Tutto è cominciato in un momento in cui cercavamo un posto in cui “staccare” per qualche giorno, dopo un periodo molto pesante per la mia salute. Volevamo però farlo senza allontanarci troppo da casa, dopo gli anni trascorsi  a girare il mondo nella ricerca della medicina naturale. Allora abbiamo preso una cartina e puntato il dito “a caso”, individuando così un paesino (Steibis) sperduto del Sud della Germania, vicino al confine con l’Austria. Detto fatto. Arrivati lì, siamo andati a fare una passeggiata; giunti presso l’Ente turistico siamo stati attirati da un cartello: “Danzare i fiori curativi”!

Il sole splendeva nel cielo, ma dopo aver letto il cartello eravamo indecisi se continuare la nostra passeggiata o partecipare a questo incontro. In quel momento è uscita fuori una donna vestita con un splendido abito folcloristico che ci ha inviati: “venite a danzare, venire anche voi!”. Per farla breve, abbiamo – sì, anche mio marito Aldo –  partecipato alle danze durante tutto il fine settimana. Alla fine l’insegnante, che era ANASTASIA GENG (1922 – 2002), la donna delle danze dei fiori originaria dei Paesi Baltici, mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto rimanere a partecipare tutta la settimana. (solo dopo qualche tempo ho saputo che questa settimana era programmata da tempo e non c’era posto per nuovi iscritti.) Ho danzato tutta la settimana,  e per tutto il tempo mio marito ha cercato funghi e preparato la cena per il gruppo. A raccontarlo sembra un sogno che sto vivendo ancora adesso…..

 

Ho un ricordo vivissimo di Anastasia, che portava sempre al collo una delle sue belle collane di ambra. Lei è stata per me davvero un modello ed un esempio: ha lavorato in un movimento femminista per la creazione di una nuova forma di parità di diritti tra uomini e donne, ha studiato teologia femminista, fiabe, piante curative, cultura patriarcale, dimostrando sempre una particolare attitudine  verso i problemi sociali e le possibilità di sviluppo dell’individuo. Se considerava un libro particolarmente interessante e significativo, ne acquistava più copie per consigliarle, prestarle, regalarle. Il suo corpo, il suo spirito e la sua anima erano costantemente in movimento. Ed ha aiutato molte persone a trovare la loro strada. E’grazie all’incontro con lei che adesso le DANZE DEI FIORI DI BACH sono in ITALIA.

 

 

Quello che cerco di fare è portare avanti il suo spirito, la sua semplicità, il suo amore per le piante e per la danza, senza chiedere nulla in cambio. Lei mi ha ispirato con i suoi racconti. Con la sua grande fede e fiducia in Dio, che le hanno permesso di sopravvivere in un campo di concentramento vicino al circolo polare artico dove era stata deportata. (un’esperienza terribile, di cui non ha parlato con nessuno per oltre 50 anni).Benché esausta, ogni sera si recava di baracca in baracca per portare conforto attraverso il raccoglimento e la preghiera. Lei, piccola grande Donna, è stata la mia fonte ispiratrice, il mio grande esempio di umiltà e semplicità, senza fronzoli. Lei (a differenza di altre insegnanti di danza) mi ha insegnato e mostrato l’importanza dell’individuo e di creare uno spazio libero nel cerchio per ogni partecipante.

 

 

Dopo il mio ritorno da Steibis all’inizio del 1990 ho continuato a danzare a casa, con i pazienti. Ho subito visto ed intuito quanta forza, quanto potere ci sia  c’è in queste danze.

Ho avviato un primo gruppo, dopo un altro ed un altro ancora. Nel frattempo seguivo Anastasia quando potevo per danzare con lei quando possibile: lei non era una danzatrice, o una coreografa. Aveva “solo” tanto amore per la musica, per la danza e per il prossimo.

E’ stata lei ad affidarmi il compito di divulgare le danze dei fiori di Bach in Italia.

 

 

Alla fine di Ottobre 1997 ho iniziato con un gruppo a Milano un percorso propedeutico di 4 fine settimana.

Mi ricordo che ognuno portava qualcosa da condividere per i pranzi. E qualche volta alla fine degli incontri ci si scambiavano anche le ricette! Bei tempi e bei ricordi. Il corso non era  ancora residenziale. Molti dormivano in albergo, perché arrivavano da lontano. Altri si alzavano al mattino presto, anche in inverno, per essere di nuovo presenti all’inizio delle lezioni. Le danze erano ancora su cassette. Ognuno registrava la danza su un lato di una cassetta di 10 minuti ed un’altra musica per un’altra danza sull’altro lato. Quanto lavoro e quanti sacrifici hanno fatto le prime persone che hanno conosciuto le danze  per avere tutto il materiale in ordine per poterlo utilizzare……

 

Io consegnavo alla mie allieve le tre cassette originali che comperavo in Germania dal centro per la Lettonia.: Schlusselblume, Espe, Stalti.

 

Adesso sono passati tanti anni, tante persone hanno potuto incontrare le danze dei fiori di Bach.

. Come lei diceva sempre: dire da dove vengono le danze, rispettare le persone che hanno donato queste danze, non copiare danze senza nominare la fonte.

E’ sempre una grande gioia quando posso dire: ho ricevuto la danza da questa o quella persona. In quel momento mi collego con questa persona, comunico con lei. In quel momento provo una grande gioia.

JOYCE DIJKSTRA

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